Contributo a fondo perduto, decreto rilancio

Con il decreto rilancio è stata prevista la possibilità di presentare la richiesta di un contributo a fondo perduto per chi ha ridotto il fatturato rispetto all’anno precedente.

Quali sono i soggetti beneficiari e quali le condizioni?

Il contributo spetta

ai titolari di reddito di impresa, lavoro autonomo e reddito agrario
con ricavi non superiori a 5 milioni di euro
che hanno ridotto di almeno 1/3 il fatturato e/o i corrispettivi del mese di aprile 2020 rispetto a quelli dello stesso mese dell’anno precedente.

Sono in ogni caso esclusi

coloro che hanno beneficiato delle indennità previste dal decreto legge 18/2020 per i liberi professionisti iscritti alla Gestione separata Inps (articolo 27) e per i lavoratori dello spettacolo (articolo 38)
i lavoratori dipendenti
i professionisti iscritti alle casse di previdenza obbligatorie.

L’importo del contributo è calcolato applicando le percentuali sotto indicate al calo di fatturato. Gli scaglioni fanno riferimento ai ricavi dell’anno 2019:
-20% se inferiori a E. 400.000;
-15% se compresi tra E. 400.000 ed E. 1.000.000;
-10% se maggiori di E. 1.000.000.
Indipendentemente dal risultato è previsto un importo minimo di contributo a fondo perduto spettante e precisamente per le persone fisiche E. 1.000, per i soggetti diversi dalle persone fisiche E. 2.000.
Il bonus a fondo perduto potrà essere richiesto a mezzo intermediario telematico, compilando l’istanza che dovrà essere presentata a partire dal 15/06/20. Il termine ultimo di presentazione è il 13/08/20.
Se il contributo è maggiore di E. 150.000 dovranno essere elencati gli estremi dei soggetti da sottoporre alle verifiche antimafia di cui all’articolo 85 del decreto legislativo n. 159 del 2011 quali soci, familiari convienti maggiorenni, ecc..

Il contributo spetta anche in assenza di diminuzione di fatturato a chi ha iniziato l’attività nel 2019.

IMU senza proroga, versamento al 16/06/20

Il 16/06/20 scade il termine per il versamento della prima rata IMU 2020. E’ anche vero che eventuali interventi legislativi potrebbero sospendere, ovvero posticipare, ma non annullare il pagamento, che quindi andrebbe comunque fatto anche se in un termine più ampio.

Anche se dal 2020 sono state riscritte le regole per il calcolo, abrogando la TASI, nella maggior parte dei casi le regole per l’assoggettamento ed il calcolo dell’imposta rimangono sostanzialmente identiche.

Anche per l’IMU 2020 è prevista l’esenzione per l’abitazione principale (ad esclusione di quelle accatastate in A/1, A/8 e A/9). L’esenzione non è più prevista, invece, per l’unità immobiliare disabitata degli italiani titolari di pensioni estere iscritti all’AIRE.

A seguito dell’abrogazione della TASI non deve più versare nulla il detentore (es. l’inquilino) dell’immobile.

L’IMU dovuta per l’anno 2020 deve essere versata in due rate:
– la prima il 16/06/20, pari all’imposta dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei 12 mesi dell’anno precedente;
– la seconda, a saldo, il 16/12/20, sulla base delle aliquote risultanti dal prospetto delle aliquote.

 

Nel caso in cui l’immobile sia stato acquistato nel corso dell’anno 2020, il contribuente può, in alternativa:
– non versare nulla
– oppure versare l’acconto sulla base dei mesi di possesso nel primo semestre tenendo conto dell’aliquota IMU per l’anno 2019.

Per l’anno 2020, la prima rata da corrispondere entro il 16 giugno è pari alla metà di quanto versato a titolo di IMU e TASI per l’anno 2019 (comma 762 dell’art. 1 della L. 160/2019).

Se l’immobile è stato ceduto nel corso del 2019, invece, non si realizza il presupposto impositivo nell’anno 2020 per cui non deve essere versato nulla.

Se un immobile che era tenuto a disposizione o era locato nell’anno 2019 e dal 01/01/20 viene destinato ad abitazione principale non deve essere versato nulla.
Se l’immobile era destinato ad abitazione principale nel 2019 e dal 01/01/20 viene locato o tenuto a disposizione come “seconda casa” il contribuente può, in alternativa:
– non versare nulla
– oppure versare l’acconto sulla base dei mesi di possesso nel primo semestre tenendo conto dell’aliquota IMU per l’anno 2019.

Medico competente e gestione del rischio sanitario

La circolare del Ministero della Salute n. 14915/2020 fornisce indicazioni ai datori di lavoro sul ruolo del medico competente, cui quindi è opportuno rivolgersi, figura a fianco dell’azienda nella gestione del rischio connesso all’emergenza corona virus.

Covid 19

Ricorda che il ruolo del medico competente è quello di supportare il datore di lavoro nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione, in particolare evidenzia come le misure di contenimento contenute nel protocollo del 24/04/20 non siano esaustive, ma debbano essere il più possibile contestualizzate alle singole attività produttive. Da ciò ne discende la necessità di una forte collaborazione tra datore di lavoro e medico competente, per adattare le misure alla concreta realtà aziendale.

Viene sottolineato come la formazione e informazione dei lavoratori sul rischio di contagio da coronavirus e sulle precauzioni messe in atto dall’aziendasiano importanti. Anche in questo caso l’azienda deve chiedere supporto al medico competente.

La circolare si sofferma poi sull’opportunità dell’integrazione del documento di valutazione dei rischi con tutte le azioni poste in essere ed atte a prevenire il rischio di infezione da visur sul luogo si lavoro.

Per approfondire:

  • il Protocollo del 24 aprile siglato dalle parti sociali, che modifica quello sottoscritto il 14 marzo 2020, in merito alle misure per il contrasto del virus negli ambienti di lavoro;
  • il documento del 9 aprile 2020 denominato Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione, frutto delle indicazioni tecniche dell’INAIL;
  • le varie ordinanze regionali in materia.

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